La storia di Giobatta Barone
a cura di Francesco Barone, figlio di Giovanbattista (Giobatta)
Non ho notizie di quando rientrò da Cellelager, ma tra i ricordi di mia madre c’erano le sue parole – Ho sofferto fame e freddo, quello di cui avevamo più bisogno erano coperte e pane. Nel 1920 si iscrisse al Partito Nazionale Fascista, penso perché discriminato come prigioniero, allora equivalente a traditore. Si sposò con mia madre, Giuseppina Olivari nel 1934 e nel 1935 partecipò come Capitano (centurione) alla Guerra d’Africa. Fu funzionario negli Uffici delle Corporazioni di La Spezia. Le vicissitudini della seconda guerra mondiale lo portarono nel luglio del 1944 ad essere nominato comandante della XXIII Brigata “Tullio Bertone” dislocata a La Spezia.
A fine Aprile del 1945 fu catturato nella zona di Fornovo (PR) e dopo un peregrinare fu internato nel campo di concentramento a Coltano (PI) dove contrasse la tbc che lo portò a morte nel 1947. Avevo tre anni. Non fu mai minacciato di morte né subì alcun processo. Mio fratello raccolse voci di conoscenti a La Spezia che nel periodo dicevano “Baciccia non si tocca” – (Baciccia: termine dialettale con cui in Liguria si chiamano i GioBatta). Mentre mia madre mi raccontò con orgoglio che quando morì e si presentò all’allora Commissario Politico per chiederne la sepoltura, essendo ella indigente, il commissario si alzò e le disse: “Per Baciccia si può fare!”
Seppi infine dal padre di un mio amico, che riconoscendomi per figlio di Barone mi disse: “Tuo padre mi ha salvato la vita”.
Voglio pensare che mio padre si comportò come l’avvocato Atticus del libro di Harper Lee Và, metti una sentinella. Questo è il ricordo che mi è stato trasmesso da mio padre.
