Giornali


Giornali a Cellelager

31 luglio: …Un’altra manifestazione dell’attività dei baraccani [Baracca 15] è la pubblicazione settimanale di un giornale manoscritto. Esso viene redatto in due copie e s’intitola L’Organo, nome a doppio senso proposto da Betti e tosto accettato. Esce la domenica; il direttore è Sciajno, sottotenente del Batt.ne Morbegno, parmigiano, studente di legge, poeta, ecc. Il pupazzettista e fregiatore è Cermignani, pittore…. Si leggono così sonetti, motivi vecchi e nuovi, futurismo, roba carducciana, satire sulle poesie altrui, satire sulle satire. Poesie dei satirici, traduzioni dal francese ecc. ecc. ecc… Io vi collaborai con un articolo noiosissimo, un vero pezzo duro, che fu pubblicato a due riprese. […] Il mio modo di scrivere, legnoso come la mia persona, è anche poco digeribile.  Carlo Emilio Gadda

Le pubblicazioni. Una delle prime fu una specie di rivista “Così parlò …la 58-A”, pubblicata in una sola copia, scritta a mano e illustrata da qualcuno dei nostri migliori disegnatori, sotto la guida del cap. Geo Bini Cima. Ma la pubblicazione che più fece rumore fu il giornaletto scritto a mano ed edito, sotto la mia direzione e responsabilità, in 50 copie, dal Gruppo di azione morale e intitolato L’Attesa. Ci stava un mio articoletto, caustico e paradossale dal titolo Le piccole verità della guerra. C’era qualche frase che parve offensiva agli ufficiali effettivi. Tutto il campo fu a rumore. Da allora tutte le pubblicazioni, tutte le conferenze dovevano subire la censura preventiva dei singoli Comandanti di Blocco. L’Attesa non uscì più. Guido Sironi

4 marzo 1918. […] L’altro giorno, un ufficiale strappava di mano a un collega Il Lavoratore di Trieste, un settimanale socialista che i tedeschi lasciano vendere nelle baracche, per quanto parli male anche di loro, perché parla male di tutti, anche dell’Italia, soprattutto dell’Italia. “Quello è un giornale pagato contro di noi!” ha esclamato il collega, facendolo a pezzi, e gli occhi gli si erano accesi come se avesse dentro la voglia di farla finita con qualcuno. […]  Giuseppe Tedeschi

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