Le biografie

Ufficiali italiani prigionieri a Cellelager

dai cui diari, memoriali, studi e documenti
è stato possibile redigere il volume
Voci e silenzi di prigionia. Cellelager 1917-1918

Iginio Bersani (Caselle Torinese, Torino 1895 – Torino 1993). Ancora studente di medicina è arruolato con il grado di Aspirante ufficiale medico, presta servizio in ospedali da campo e reparti mobilitati (14° Reggimento Bersaglieri e 31° Fanteria). Decorato con medaglia di bronzo al valor militare nell’agosto 1917. Fatto prigioniero è rinchiuso a Crossen e a Cellelager. Inizia la sua attività di medico a Cuneo. Dal gennaio 1924 è medico condotto a Carmagnola. Abbina diversi incarichi tra i quali spiccano la direzione del reparto sanatoriale del locale ospedale e successivamente quella del Dispensario antitubercolare. Raccoglie benemerenze per la sua opera assistenziale, anche durante la II guerra mondiale. La sua esperienza bellica è descritta nel volume di Alberto, Marco, Pio Bersani, Iginio Bersani 1915-18 e 1940-45, Nuova Editrice Grafica, Roma 2011.

Ugo Betti (Camerino, Macerata 1892 – Roma 1953). Studia a Parma laureandosi in Giurisprudenza. Nel 1915 si arruola volontario con il grado di Sottotenente di Artiglieria; è catturato nell’ottobre 1917 e deportato a Rastatt e a Cellelager, nel Blocco C, baracca 15. Nel Lager inizia a scrivere nella primavera del 1918 poesie che raccoglierà nell’opera Il re pensieroso. Dopo la guerra entra in magistratura, nominato pretore a Bedonia (PR) e poi giudice presso il Tribunale di Parma. Scrive drammi, racconti, poesie che si pongono all’attenzione della critica letteraria e del pubblico. Tra i lavori più famosi Corruzione al Palazzo di Giustizia e Delitto all’isola delle capre. Il volume di poesie Il re pensieroso è edito da Fratelli Treves Editori, Milano 1922.

Agenore Berardi (Pesaro 1885 – ivi 1937). Direttore dell’orchestrina del Blocco C, per la quale scrive valzer, marce, scherzi e una mazurka, tutte opere andate perdute, tranne la polka Le chiacchiere di Bertacca per orchestra o pianoforte. Dopo la guerra è direttore della Banda di Urbania (Pesaro).

Mariano Bugliari (Trani, Bari 1895 – ivi 1971). Studia nel collegio di San Demetrio ed entra nell’Accademia di Modena per seguire la carriera militare. Giovanissimo partecipa al primo conflitto mondiale e ferito sul Podgora è fatto prigioniero e internato a Cellelager, dove figura come mandolinista nell’Orchestrina del Blocco C. Dopo la guerra, da ufficiale, trascorre alcuni anni in Albania. Diventa Colonnello dello Stato Maggiore e Comandante del Distretto di Cosenza. Decorato più volte con riconoscimenti civili e militari fu socio dell’Accademia cosentina.

Ettore Casadei (Forlì 1895 – Firenze 1982). Seminarista, è tra gli animatori del Ritrovo militare cattolico di Forlì fino all’arruolamento in Sanità sul finire del 1916; seguono la mobilitazione e l’invio nel marzo ‘17 sul Monte Nero e la frequenza del Corso Allievi Ufficiali ad Azzida (UD) dal 13 aprile. Sottotenente del 224° Reggimento Fanteria, catturato nella disfatta di Caporetto, è avviato in vari campi di prigionia per giungere infine a Cellelager, nel Blocco C. Al termine della guerra, fa ritorno a Forlì ma non rientra in Seminario, dedicandosi a studi storici ed economici. La sua conferenza Visioni di prigionia nell’Impero degli Hohenzollern, tenuta a Forlì al rientro da Cellelager, è stampata nel 1919 dalla Società tipografica, Siracusa. In seguito pubblica una guida su La Città di Forlì e i suoi dintorni. Si trasferirà poi a Firenze dedicandosi al commercio librario ed assumendo vari incarichi tra cui la presidenza locale dell’Associazione Ex Prigionieri di Guerra.

Alberto Casella (Prato 1891 – Castel Fusano, Roma 1954). Capitano di Artiglieria, fa parte dei Mitraglieri Saint Etienne, catturato a Caporetto è inviato nel campo di Celle, al Blocco C. Nel campo si segnala come artista futurista e conferenziere. Autore del testo de La Lager Signorina, musicata da G. Denti e A. Rosini. Autore de La canzone dell’esilio, di un’ode dedicata agli artiglieri e di una parodia della Divina Commedia in cui il girone infernale è rappresentato dal Lager. Dopo la guerra è drammaturgo e regista. Nel 1921 debutta come autore teatrale con Vautrin, a cui segue qualche anno dopo Prometeo. Tuttavia il suo successo più grande è rappresentato dall’opera La morte in vacanza del 1924. Casella fu anche sceneggiatore per il cinema.

Giuseppe Ceccarelli (Roma 1889 – ivi 1972). Aspirante ufficiale, Sottotenente della 241a Compagnia Mitragliatrici FIAT della Brigata Napoli. E’ catturato il 29 ottobre 1917 e condotto nei Lager di Rastatt, Crossen e Cellelager, nel Blocco A, baracca 69. Qui scrive e recita sue poesie, tra cui La storia dell’Aspirante in romanesco. Dopo la guerra è un noto giornalista italiano; studioso della cultura e delle tradizioni popolari romane, è uno dei fondatori del Gruppo dei Romanisti. Direttore della rivista L’Urbe, amico e collaboratore di Giuseppe Bottai, Ceccarelli, con lo pseudonimo di Ceccarius, pubblica articoli sulla storia, le tradizioni, il costume e gli avvenimenti culturali della sua città. Il Ministero della Pubblica Istruzione nel 1972 ha acquistato e donato alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma la sua biblioteca e l’archivio con importanti documenti riguardanti la cultura della capitale nell’Ottocento e Novecento. Il diario e l’epistolario sono raccolti nel libro Lettere e diari dal fronte e dalla prigionia 1915-1918, Iacobelli Editore, Roma 2015 [vai al libro].

Giuseppe Chioni (Quinto, Genova 1895 – ivi 1959). Sottotenente di Fanteria. Catturato il 26 ottobre 1917 è trasferito a Celle nel Blocco C. Nel Lager raccoglie insieme a Luigi Marazza (di Bogliasco Pieve, Genova) ricette di cucina in un quadernetto che intitola Arte culinaria; il manoscritto è pubblicato in La fame e la memoria, ricettari della grande guerra. Cellelager 1917-1919, Agorà, Feltre 2008. Dal rientro in Italia lavora per tutta la vita nelle Ferrovie dello Stato.

Carlo Colombo (Genova ? – ?). Tenente artigliere, catturato a Caporetto è internato a Cellelager, nel Blocco A, baracca 95, n.118. Dall’esperienza di prigionia riporta in Italia un quaderno-diario a partire dal 30 maggio 1918 che contiene fotografie, disegni e dediche degli amici.

 Vittorio Colonna (Catenanuova, Enna 1898 – Roma 1966). Aggiunge il cognome Ardizzone a seguito dell’adozione da parte di uno zio. Chiamato alle armi nel 1916, presta servizio nel Reggimento Granatieri di Sardegna; è fatto prigioniero nell’ottobre 1917 dopo Caporetto ed internato a Cellelager. Rientra in Italia all’inizio del 1919 ed è impiegato nell’Amministrazione Provinciale in qualità di segretario del Liceo Scientifico Umberto I di Catania fino al 1964.

Camillo Corsanego (Genova 1891 – Roma 1963). Tenente del I reggimento di Artiglieria da Fortezza. Rinchiuso a Rastatt e a Cellelager nella Baracca 15 del Blocco C, insieme con Bonaventura Tecchi. Nel campo organizza varie attività culturali: animazioni teatrali e conferenze di Diritto commerciale, Ragioneria e altro. Laureato in Giurisprudenza, dopo la guerra esercita l’attività di avvocato. Il suo studio diventa riferimento per gli antifascisti romani ed è perseguitato dal regime. Nel secondo dopoguerra è deputato all’Assemblea Costituente e Deputato alla Camera nella Prima Legislatura. Giurista e Costituente, è fra i padri fondatori del Partito Popolare Italiano e della Democrazia Cristiana.

Emilio Del Frate (Milano 1891 – 1941). Aspirante ufficiale, Sottotenente dell’89° Reggimento Fanteria Brigata Salerno, catturato il 26 ottobre 1917 nei dintorni del Monte Matajur. Trasferito in vari campi, giunge a Crossen e, il 4 gennaio 1918, a Cellelager. Scrive Mio diario, in gran parte riservato al racconto della durissima esperienza di Crossen, campo dei soldati; il manoscritto è conservato dal nipote Marco Camnasio. Tornato in patria alla fine del 1918, fu riassegnato all’81° Reggimento Fanteria e nominato Sottotenente di complemento nel luglio del 1919. A novembre dello stesso anno venne collocato in congedo. Si sposò nel 1922 e visse sempre a Milano lavorando come impiegato.

Giuseppe Denti (Pugnolo di Cella Dati, Cremona 1882 – Cremona 1977). Capitano del 262° Reggimento Fanteria, Brigata Elba, catturato a S. Nicolò di Castelmonte (UD) il 27 ottobre 1917, insieme a Francesco Nonni e don Giuseppe Tedeschi. Trasferito a Rastatt e poi nel Blocco C di Celle. Nella baracca 15 nasce l’amicizia fra Ottorino Bertolini e Angelo Ruozi Incerti, che continuerà nella vita. Ideatore e pianista dell’Orchestrina del Blocco C, dirige anche il coro dei prigionieri; compone vari brani tra cui La Lager Signorina, con Alceo Rosini e Alberto Casella. È autore di un quaderno con disegni e acquerelli relativi alla vita del campo. Dopo la guerra è insegnante, musicista, pittore e miniaturista. L’epistolario dalla guerra e dalla prigionia è pubblicato, a cura di R. Anni, in Siamo qui come le foglie, Grafo, Brescia 1997 [vai al libro].

Arnaldo De Paolis (Roma 1887 – ?). Tenente del Genio, avvocato. Addetto a Cellelager con Guido Sironi alla farmacia. Nel 1963 scrive sulla rivista La Strenna dei Romanisti, n° XXIV, l’articolo “Due momenti della vita di un grande romano: Eugenio Pacelli” dedicato alla visita di Pacelli a Celle e, nel 1966 sulla stessa rivista, n° XXVII, scrive “XXI aprile 1916 – XXI aprile 1918, ricordando come festeggiò con i compagni romani di prigionia a Celle, l’anniversario del Natale di Roma.

Vito Failla (1898 – ?).  Dopo il Corso Allievi Ufficiali presso la scuola di Caserta (giugno-ottobre 1917) è assegnato al 148° Reggimento Brigata Caltanissetta, I Battaglione 2a Compagnia; giunge in zona di guerra il 17 ottobre 1917, gli viene assegnato, con la qualifica di Aspirante, il comando del plotone ed è preso prigioniero alle ore 19 del 24 ottobre 1917 a quota 700 del monte Mrzli. Passando per Darmstadt, viene internato a Crossen fino ai primi di gennaio 1918. Poi deportato a Cellelager, nel Blocco A, matricola 2245, fino al dicembre 1918.

Giosuè Fiorentino (Palma di Montechiaro, Agrigento 1898 – ivi 1977). Sottotenente del 3° Reggimento Fanteria Brigata Piemonte. Catturato presso il Natisone, vicino a Cividale, nell’ottobre 1917, è trasferito a Cellelager nel Blocco B, baracca 98. Ha raccolto ricette di cucina che sognava di preparare nel campo. I manoscritti, rispettivamente B98 e Ricettario Culinare n°2, sono stati pubblicati in La fame e la memoria, ricettari della grande guerra (1917-1919), Agorà, Feltre 2008. Nel dopoguerra si laurea in ingegneria a Milano; militante socialista, non aderisce al fascismo ed è incarcerato per le sue idee. Dopo la Liberazione è impegnato nei lavori della Costituente e più volte eletto deputato.

Don Giovanni Folci (Cagno, Como 1890 – Valle di Colorina, Sondrio 1963). Cappellano militare prima nella sezione Sanità, poi del 38° Reggimento Fanteria, è catturato nell’ottobre 1917 e portato a Rastatt e a Cellelager. Alla fine della guerra rimane volontariamente in Germania per altri tre mesi ad assistere i prigionieri intrasportabili del lazzaretto di Limburg. A Cellelager elabora l’idea del Tempio Votivo del Divin Prigioniero dedicato a tutti i militari morti in prigionia. Posta la prima pietra nel 1920, il Santuario fu inaugurato nel 1925 con lo scopo, come dice dalle pagine de Il Richiamo (bollettino da lui fondato) “che il silenzio non scenda sui prigionieri morti”. Attraverso alcuni quadernetti autografi ha lasciato un resoconto della guerra a partire dalla sua esperienza come cappellano e uno di questi, il VI, riporta il titolo: Fiori di trincea. Diario vissuto da un cappellano di fanteria. Al ritorno dalla guerra continua la missione di parroco di Valle di Colorina (SO) e si segnala per importanti esperienze pastorali rivolte ai giovani e ai sacerdoti. Di don Folci è in corso il processo di beatificazione.

Carlo Emilio Gadda (Milano 1893 – Roma 1973). Tenente del 5° Reggimento Alpini, nell’ottobre del 1917 si trova in prima linea a Caporetto e viene fatto prigioniero sulle rive dell’Isonzo. Trasferito e internato a Rastatt, dal 29 marzo 1918 è a Celle dove tiene il diario Note autobiografiche redatte in Cellelager; i suoi diari, corredati spesso da disegni, con i ricordi di guerra e di internamento nei Lager, sono pubblicati integralmente nel Giornale di guerra e di prigionia, Garzanti, Milano 1999. Ispirato alla guerra è anche Il castello di Udine. Scrittore, tra i più importanti del Novecento, scrive alcuni romanzi tra cui La cognizione del dolore e Quer pasticciaccio brutto de via Merulana.

Balilla Giunchedi (Forlì 1896 – Massa Lombarda, Ravenna 1941). Aspirante ufficiale, Sottotenente nel 224° Reggimento Fanteria Brigata Etna. In zona di guerra dal 20 dicembre 1915. Frequenta il Corso Allievi Ufficiali presso il IV Corpo d’Armata e il 24 ottobre 1917 viene preso prigioniero per fatto d’armi sul Carso. Trasferito a Grahovo, Rastatt, Lipsia, giunge nel campo tedesco per soldati di Crossen. Nel gennaio 1918 gli Aspiranti sono equiparati agli ufficiali e di conseguenza è trasferito a Celle dove le condizioni di vita sono migliori. Lascia un manoscritto, conservato dalla figlia, con un’attenta descrizione della prigionia e in particolare del lazzaretto. Rientra in Italia nel gennaio 1919. Diplomato ragioniere, diventa dirigente di banca. Richiamato alle armi col grado di Capitano nel 1940, per motivi di salute è collocato in congedo.

Noé Grassi (? 1874 – ?). Tenente Colonnello dell’86° Reggimento Fanteria, Brigata Verona, catturato a Bertiolo (Ud) il 26 ottobre 1917. Trasferito a Rastatt e a Cellelager, Blocco B, fa parte del Giurì d’onore. Musicista dilettante suona nell’orchestra del Blocco B e dirige i cori sacri per funzioni nella cappella di Cellelager. Scrive il diario Quattordici mesi di prigionia di guerra in Germania, Marinelli, Roma 1921, dedicato alla memoria di Giuseppe Aicardi ucciso dai tedeschi nel Lager di Celle. Il ricavato del libro, stampato in 2000 copie, va a beneficio dei ciechi di guerra. Nel dopoguerra sceglie di restare nell’Esercito Italiano, diventando alto ufficiale. È il primo comandante del Reparto Carri Armati in Libia fino al marzo 1924 e a lui si deve il termine ufficiale di “carristi”.

Arturo Carlo Guastoni. Autore, con l’acronimo A.C.G., del romanzo storico Tra i martiri ignorati (prigionieri di guerra), Insubria, Milano 1935, con bozzetti di Ugo Galati, anche lui prigioniero. Guastoni cerca di invogliare il lettore ad interessarsi delle vicende della guerra e della prigionia con narrazioni di fatti realmente avvenuti, inseriti in trame romanzate ambientate in trincea e nel Lager di Celle, nel quale era stato internato. È autore anche de Il nonno soldato, ex combattente X, Istituto di Propaganda Libraria, Milano 1937.

Alfonso Luly (Stilo, Reggio Calabria 1890 – Parma 1975). Tenente, si laurea a Firenze in Scienze sociali. Musicista, suona il flauto nella banda di Reggio Calabria. Catturato a Caporetto (dove morì suo fratello Giuseppe) è deportato a Cellelager; qui figura come flauto dell’Orchestrina del Blocco C. Riporta dal Lager un prezioso quaderno con dediche di amici, musiche e immagini. Rientrato dalla prigionia si laurea e diventa funzionario del Ministero delle Finanze con sede in Ancona. Nel 1942 viene esiliato a Zara in quanto antifascista. Nel secondo dopoguerra è all’Intendenza di Finanza di Ferrara.

Nello Moratti (Carpineti, Reggio Emilia 1895 – Reggio Emilia 1985). Tenente del 28° Reggimento Artiglieria di campagna. Catturato a Caporetto è rinchiuso a Rastatt, Karlsruhe e infine a Cellelager, Blocco B e poi D. Studente di medicina, amante della lettura e della musica, dilettante di chitarra e mandolino. Ritorna a casa con la vista compromessa dai gas usati in battaglia. Dopo la guerra si laurea e è nominato medico condotto a Reggio Emilia.

Niccolo Nicchiarelli (Castiglione del Lago, Perugia 1898 – Milano, 1969). Tenente del 261° Reggimento Fanteria Brigata Elba, è catturato il 27 ottobre 1917 nei pressi della Madonna di Castelmonte (UD). Trasferito da Grahovo a Rastatt, giunge un mese dopo a Celle, dove occupa la baracca 48 del Blocco B. Scrive una meticolosa testimonianza, in forma di diario, del periodo di prigionia, tra l’ottobre 1917 e il gennaio 1919. Dopo la guerra si laurea in Giurisprudenza e sceglie di restare nell’Esercito Italiano fino alla conclusione della seconda guerra mondiale, diventando alto ufficiale. Il suo diario di guerra e prigionia è contenuto nel volume Prigionieri dimenticati. Cellelager 1917-1918, Mursia, Milano 2008, curato dal nipote Giovanni Re.

Francesco Nonni. (Faenza, Ravenna 1885 – 1976). Tenente del 262° Reggimento Fanteria Brigata Elba, è catturato a S. Nicolò di Castelmonte (UD) il 27 ottobre 1917, con il Capitano G. Denti e il Cappellano G. Tedeschi. Trasferito da Grahovo a Rastatt, è internato con il n° 324 nel Blocco C di Celle. La guerra ha interrotto la sua attività di xilografo e insegnante a Faenza. La passione per il disegno lo aiuta a superare il dramma della prigionia: disegna scenografie nella baracca-teatro voluta dai prigionieri insieme con il pittore Carlo Prada. Pittore, xilografo, ceramista, è autore dell’album di disegni a carboncino Cellelager pubblicato a Faenza nel 1920 grazie alla colletta degli ufficiali suoi amici prigionieri con lui. L’album si apre con la presentazione di Bonaventura Tecchi, anche lui “ospite” di Celle.

Guido Orzi (Roma 1896 – ?). Ufficiale, parte volontario per il fronte, è catturato a Caporetto e internato a Cellelager. Scrittore e poeta, è autore della commedia Un giorno a Celle, scene di vita in prigionia terminata nel maggio 1918 e rappresentata la prima volta nel Teatro del soldato in San Peter del Carso la sera del 18 giugno 1919. Nel Lager scrive anche le poesie Cellelager, Gefangen, ESS e liriche descrittive. Sull’argomento della guerra pubblica più tardi Zaino a terra… Tre commedie e una lirica, Tip. C. Stracca, Frosinone 1923, e successivamente Cavalli di Frisia, V. Ferri, Roma 1938. Nel Lager ritrova l’artista futurista Angelo Rognoni, con il quale manterrà intensi rapporti epistolari. Aderente fin dal 1914 al primo Gruppo futurista romano con il nome d’arte di Guizzidoro.

Rinaldo Pellegrini (Venezia 1883 – Padova 1977). Capitano medico, è catturato nell’ottobre del 1917 e trasferito a Cellelager dove ricopre il ruolo di medico addetto al lazzaretto. Fa lezioni agli studenti di medicina del campo per aiutarli al conseguimento della laurea dopo la guerra. Dopo la conclusione delle guerra scrive Contributo alla conoscenza della patologia del prigioniero di guerra, pubblicato nel 1919. Diviene professore di medicina legale all’Università di Parma. Nel 1920 si trasferisce all’Università di Cagliari e nel 1921 all’Università degli Studi di Catania. Infine, nel 1926, è chiamato alla direzione dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Padova. Antifascista, viene anche incarcerato. Nel 1956 è nominato professore emerito e nel 1976 Presidente onorario della Società Internazionale di medicina legale. Personalità autorevole, grande didatta, dotato di eccezionale cultura e preparazione scientifica, è autore di oltre 600 pubblicazioni.

Felice Pistani (Molinella, Bologna 1893 – Cellelager, 8 novembre 1918). Parte per la guerra come soldato semplice, ma viene promosso ufficiale nel gennaio 1916. Tenente di Artiglieria, è fatto prigioniero sul monte Pleca nell’ottobre 1917 e deportato a Rastatt e a Cellelager. La sua esperienza bellica è descritta nel volumetto curato dalla famiglia: Felice Pistani, Lettere nel I Anniversario della morte, Tipografia L. Parma &C., Bologna 1919.

Giuseppe Resegotti (Tromello, Pavia 1898 – Cellelager, 31 luglio 1918). Studente della facoltà di Medicina di Pavia. Aspirante ufficiale, Sottotenente, nell’ottobre del 1917 giunge in zona di guerra; dato per disperso è invece internato a Crossen e a Celle, dove è prigioniero anche il cugino Antonio. Scrive il diario che inizia nell’ottobre 1917, data di arruolamento e che si interrompe per l’aggravarsi delle sue condizioni fisiche, l’11 novembre 1917. Muore nel lazzaretto di Cellelager il 31 luglio 1918. Il diario, conservato dalla famiglia, è pubblicato nel Bollettino della Società Pavese di Storia Patria del 2010.

Angelo Rognoni (Pavia 1896 – ivi 1957). Aspirante ufficiale, Sottotenente dell’89° Reggimento Fanteria Brigata Salerno. Coerente con il Futurismo, cui aderisce soprattutto come pittore, parte volontario per il fronte. Catturato il 26 ottobre 1917 durante la presa del Monte Matajur, nelle Prealpi Giulie, viene internato a Crossen e poi a Cellelager nel Blocco A.  Scrive Film di prigionia. Parole in libertà, 26 composizioni che raccontano la cattura e la vita nel Lager. Tornato a Pavia alla fine della guerra, riordina i suoi ricordi in Gefangenen. Rognoni è anche autore di opere teatrali. Amico di Guido Orzi a Cellelager, intrattiene con lui intensi rapporti epistolari. Antifascista convinto, abbraccia gli ideali anarchici poi quelli comunisti. Il diario Gefangenen, è stato pubblicato dal Comune di Pavia nel 2008.

Alceo Rosini (Ripatransone, Ascoli Piceno 1896 – Roma 1981). Sottotenente del I Reggimento Granatieri di Sardegna, catturato a Caporetto e prigioniero a Cellelager col numero 1500. Violinista, compositore, autore de La Lager Signorina, con G. Denti e A. Casella, e di Zingaresca (perduta) per violino e pianoforte, eseguita a Celle con G. Denti. Primo violino di spalla dell’orchestrina del blocco C, diretta dal m° Berardi. Dopo la guerra è primo violino del Quartetto di Roma e violino di spalla dell’Orchestra dell’EIAR. Direttore d’orchestra, è anche responsabile artistico di rassegne concertistiche a Roma.

Angelo Ruozi Incerti (Reggio Emilia 1881 – Milano 1942). Capitano del 155° Reggimento Fanteria Brigata Alessandria, catturato il 24 ottobre 1917. Trasferito a Rastatt e poi a Cellelager, nel Blocco C, baracca 15. In prigionia scrive commedie quali ABCD, Rivocaputtazumluzione e Sandrone Soldato ovvero Per la più grande Italia, manifestando così una grande passione per il teatro che coltiva anche finita la guerra. Disegnatore e abilissimo caricaturista, torna da Celle con un album che ritrae la vita e i personaggi del Lager. Laureato in Scienze matematiche, fisiche e naturali diviene ingegnere civile del Comune di Bibbiano (Reggio Emilia). Perseguitato nel ventennio fascista per le sue idee socialiste perde il lavoro e si trasferisce a Milano con la famiglia.

Giuseppe Schembari (Chiaramonte Gulfi, Ragusa 1898 – Taranto 1977). Appena diciottenne, studente universitario di Lettere a Catania, è arruolato come Sottotenente di complemento nel 148° Reggimento Fanteria. Fatto prigioniero a Caporetto il 29 ottobre 1917, è deportato a Rastatt, Crossen e a Cellelager fino al 5 gennaio 1919. La sua esperienza bellica è descritta nel volume Diario di guerra 24-10-1917/19-01-1919, stampato nel 2014 a cura dell’I.T.E.S. Commerciale “Pitagora” di Taranto, dove fu preside dal 1938 al 1968. È insignito della Medaglia d’Oro “Ai Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte” dal Ministero della Pubblica Istruzione.

Guido Abramo Sironi (Gallarate, Varese 1885 – ivi 1959). Sottotenente del 214° Reggimento Fanteria Brigata Arno, catturato tra il Monte Piatto e Passo Zagradan il 25 ottobre 1917. Trasferito a Rastatt e a Cellelager dove occupa la baracca 98 del Blocco D. Nel campo coordina l’attività culturale del suo Blocco e, sotto la sua direzione, esce in 50 copie il giornale di prigionia L’attesa. Pubblica I vinti di Caporetto, ricordi di prigionia, Tip. Moderna, Gallarate 1922, i cui introiti sono devoluti all’Opera di don Folci. Il libro è dedicato agli amici Paolo Wilmant morto a Celle e Enzo Vitrotti morto “eroicamente in faccia a Trieste”. Iscritto al Partito Popolare e poi alla Democrazia Cristiana, diventa sindaco di Gallarate nel 1956. Avvocato, scrittore, poeta, epigrafista, pubblica raccolte di novelle e di liriche.

A. Sordi (? – ?). Aspirante ufficiale, condotto prima nel campo di Crossen e poi a Cellelager. Lascia l’album Tristi ricordi. Caricature. Cellelager 1 – XII – 1918, di disegni a tecnica mista che documentano le esperienze nei due campi di prigionia, caratterizzati spesso anche da una vena autoironica. Di A. Sordi non si conoscono altre notizie.

Mario Squartini (Perugia 1899 – ivi 1934). Sottotenente del 6° Reggimento Artiglieria “da Fortezza”. Catturato il 15 luglio 1918 a Eperney (Francia) dopo un terribile bombardamento, giunge a Celle facendo tappa in vari Lager fra cui Grugny, Laon, Rastatt, Karlsruhe. Musicista, fa parte dell’orchestrina dei Blocchi A e D in qualità di violino di spalla. Squartini pensa di pubblicare le sue memorie ma il progetto non ha seguito. Il manoscritto, Nell’altro campo. Diario di prigionia è conservato dalla famiglia. Dopo la guerra svolge attività di insegnante.

Umberto Tambolleo (Atina, Caserta 1898 – Cellelager 18 luglio 1918). Aspirante ufficiale, Sottotenente dapprima del 263° reggimento, Brigata Gaeta, poi del 16° Reggimento. Fatto prigioniero a Flambro, rinchiuso a Crossen e poi a Cellelager. Dall’esperienza nel primo Lager lascia un diario e da Celle un epistolario. Entrambi sono pubblicati dalla famiglia nel 1919, Memoria di Umberto Tambolleo, morto per la Patria, Tipografia Artigianelli S. Giuseppe, Roma 1919. Muore di meningite assistito da don Andrea Bignoli. Il diario è consegnato alla famiglia da don Borrelli cappellano a Celle. La sua tomba nel cimitero di Celle appare nelle fotografie riportate dai suoi compagni.

Bonaventura Tecchi (Bagnoregio, Viterbo 1896 – Roma 1968). Tenente del 225° Reggimento Fanteria Brigata Arezzo. Dopo la cattura a Caporetto viene trasferito a Rastatt, Karlsruhe e a Cellelager. È così ricordato da Gadda nel suo diario di prigionia: “magro, nervoso, dagli occhiali, ora un po’ malato; è un signore del Lazio, al confine umbro. Volontario di guerra, in fanteria e sul Carso, volontario sul Col di Lana, volontario dopo esser stato esentato, ha due medaglie e tre ferite e mi eguaglia nell’ardore per la guerra; mi supera certo per merito e per quello che si chiama lo stato di servizio”. Scrittore, germanista e saggista, raccoglie le sue memorie di prigionia nel volume Baracca 15C, Bompiani, Milano 1961.

Don Giuseppe Tedeschi (Iseo, Brescia 1883 – Brescia 1973). Cappellano del 262° Reggimento Fanteria Brigata Elba, catturato a S. Nicolò di Castelmonte (UD) il 27 ottobre 1917, insieme con il Capitano G. Denti e il Tenente F. Nonni. Trasferito a Grahovo, Rastatt, giunge a Celle il 2 dicembre 1917. Insistentemente chiede ed ottiene il trasferimento dal campo ufficiali al campo dei soldati italiani di Hameln e Ilseder Hütte, dove le condizioni di vita sono drammatiche. I ricordi di prigionia sono pubblicati una prima volta nel 1922, poi nel 1946 su La Voce del Popolo e, per le insistenti richieste dei lettori, raccolti nel volume Memorie di un prigioniero di guerra. Diario di un cappellano di fanteria 1917-1919, La Scuola Editrice, Brescia 1947.

Manlio Tortelli (Roma 1893 – Trieste 1951). Capitano degli Alpini è catturato il 26 ottobre 1917 sul monte Rombon e condotto a Cellelager. Medaglia di bronzo al valor militare. Dal Lager conserva il quaderno Skizzen con diversi disegni suoi e degli amici. Studente di ingegneria, si laurea nel dopoguerra in ingegneria chimica e ricopre il ruolo di dirigente tecnico nell’industria petrolifera.

Camillo Tosatti (Nonantola, Modena 1895 – ivi 1984). Tenente della Brigata Messina, 159° Reggimento di Fanteria, 360a Compagnia mitraglieri. Durante la battaglia di Cividale, il 27 ottobre 1917, viene fatto prigioniero sul monte Purgessimo e deportato a Cellelager. Si ammala di pleurite e, finita la guerra, viene ricoverato a Liegi; dopo la guarigione è smistato a Parigi e da qui inviato a Messina prima di tornare a casa nel marzo 1919. Maestro elementare, coltiva vivi interessi in campo storico, letterario e politico, si laurea in Giurisprudenza e ricopre il ruolo di Segretario Comunale in vari centri del Modenese. Nel 1942 si laurea anche in Scienze Politiche.

Francesco Venuta (Nicosia, Enna 1896 – Regalbuto, Enna 1968). Ancora giovane universitario è chiamato alle armi e da Aspirante ufficiale è inviato sul fronte dell’Isonzo; in seguito alla disfatta di Caporetto, è fatto prigioniero e deportato a Cellelager nel Blocco A, baracca 113, n° 1206. È pervenuto un suo manoscritto di poesie “Ricordi di Gefangen” che raccontano la dura esistenza nel Lager. Consegue al ritorno dalla prigionia la laurea in Chimica farmaceutica ed esercita la professione di farmacista a Regalbuto con assoluta dedizione soprattutto verso i più bisognosi; al contempo coltiva diversi interessi e si dedica agli studi dei classici greci, alla poesia, alla pittura e alla musica.

Gino Zimello (Brendola, Vicenza 1886 – Vicenza 1966). Aspirante ufficiale, Sottotenente del 1° Reggimento Granatieri di Sardegna, catturato a Codroipo il 30 ottobre 1917, è trasferito nel campo di Crossen e poi a Celle. Partecipa alle attività culturali del Lager svolgendo anche il compito di copista per il giornale L’Attesa. Da Celle conserva materiale relativo all’attività letteraria del campo e numerose fotografie. L’epistolario e il diario di guerra, custoditi dal nipote Igino, sono pubblicati nel volume Dal fronte alla prigionia. La grande guerra 1915-1918. Il lungo viaggio di Gino Zimello, Centro Studi Berici, Vicenza 2005. Finita la guerra gestisce un laboratorio artigianale e riprende la sua vita piena di interessi per il teatro, la musica e il cinema.

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