Giuseppe Denti

La storia di Giuseppe Denti


Giuseppe Denti

Giuseppe Denti

Giuseppe Denti (Pugnolo di Cella Dati (CR), 5 ottobre 1882 – Cremona, 30 gennaio 1977) deve il suo primo incontro con la musica all’organo della chiesa parrocchiale di Pugnolo, paese natale, e ad un probabile pianoforte nella casa patriarcale: il primo maestro è il padre da cui apprende rapidamente i fondamenti del sistema armonico classico applicabile soprattutto alla composizione e all’improvvisazione

Autodidatta, acquisisce tecnica strumentale e compositiva con la costante pratica, lo studio di compositori antichi e contemporanei e l’ascolto di valenti musicisti-organisti. A 12 anni aveva già assimilato i segreti musicali dell’organo, e vinceva un concorso come organista titolare della parrocchia di Quistro (Comune di Persico Dosimo, in provincia di Cremona).

Conseguito il diploma magistrale col massimo dei voti, dal 1901 insegnò nelle scuole elementari di Cingia de’ Botti; più tardi in quelle di Cremona. Dimostrò doti di organizzatore, dando corpo ad una affiatata banda, a vari corsi di cultura, fra cui un corso popolare festivo di disegno per consentire anche ai lavoratori di parteciparvi e di apprendere le più elementari nozioni.

È del 1896 la prima composizione, la romanza “alla Tosti” per canto e pianoforte: O caro, amabil Espero.

Il canto, come complemento indispensabile al suono strumentale, e il melodramma rappresentano ben presto il centro di interesse per il giovane Denti: Verdi soprattutto, ma non da meno Bellini, Donizetti e Puccini sono i punti di riferimento naturali.
Nel 1901 il diciannovenne Giuseppe che partecipava a Milano al funerale di Verdi, era un musicista formato in cerca tuttavia di una definitiva propria identità; il diploma di maestro elementare conseguito nello stesso anno e l’inizio dell’attività didattica lo indirizzano rapidamente verso le forme e il genere prediletti: innumerevoli canzoni per bambini, spesso nella struttura della romanza senza parole, iniziano a riempire veri e propri “canzonieri”.

La guerra al fronte

Quando nel 1915 parte per la guerra, la musica occupa un posto importante nel suo bagaglio sentimentale e lo aiuterà fedelmente nelle solitudini del fronte e della prigionia.

Dalle lettere sappiamo che gli incontri fortuiti con pianoforti e organi costituiscono, per lui che suonava le uniche gioie inserite nella drammatica incertezza quotidiana.

Ma in trincea, in assenza dello strumento, un rigo musicale tracciato alla bell’e meglio su carta casuale ospitava melodie e armonie che compivano il miracolo di estraniare il capitano-maestro ed aiutarlo a superare le difficoltà. Esemplare a questo proposito la lettera del 24 dicembre 1916 dalla trincea del Sober scritta alla moglie Carmela.

I soldati in trincea, lo apprendiamo sempre dalle lettere, accennavano sommessamente ai canti popolari della propria terra (aggiungendo e improvvisando magari strofe riguardanti la guerra), Giuseppe li ascoltava in silenzio e nei rari momenti che la vita al fronte concedeva, insegnava loro il Va’ pensiero e O signore dal tetto natio.

Del tutto marginali invece i contatti con “la fanfara” e la musica ufficiale dell’esercito, un genere questo che evidentemente ha interessato poco il Denti se risulta composto nell’intero periodo bellico il solo inno Avanti, Fanteria! per coro e banda, adattamento per altro di un’opera precedente.

I pochi ma significativi brani composti sul fronte dell’Isonzo sono per pianoforte e in essi colpisce la luminosità e dolcezza degli episodi, intessuti spesso di una vena malinconica.

La prigionia

Durante l’anno di prigionia nel lager di Celle la musica gli consente di riempire un taccuino di abbozzi e di brani compiuti per pianoforte e organo.

Tra gli ufficiali e i soldati prigionieri ci sono tanti musicisti dilettanti e alcuni professionisti: nasce già dal dicembre 1917 la singolare esperienza della “orchestra del Lager” e Giuseppe ne diventa fin dall’inizio il pianista, il direttore del coro e probabilmente l’animatore; ciò è testimoniato nei taccuini personali dal puntiglio con cui collabora all’organizzazione, catalogando e ordinando i volumi della biblioteca del “Blocco C” , trascrivendo e adattando varie opere agli organici strumentali del momento, annotando in elenco le musiche eseguite di volta in volta nei vari “concerti”, compilando la lista degli strumenti a disposizione e degli strumentisti prigionieri.

In questo contesto nascono varie composizioni pensate e scritte prima sul pianoforte e poi strumentati per il complesso di archi e fiati. Lo stile e i contenuti son da un lato inconfondibilmente suoi, d’altra parte la vicinanza con alcuni musicisti (il direttore Berardi e il violinista Rosini, ad esempio) stimolano la ricerca di nuove soluzioni armoniche e la frequentazione di nuove forme quali la piccola scena di melodramma, La Lager-signorina, o la rivista-operetta più scanzonata “A B C D” (approfondisci).

Il dopoguerra

Nel dopoguerra il Comune di Cremona aveva istituito gli insegnamenti speciali, tra cui la musica (solfeggio e canto corale), per le quarte e quinte classi elementari; affidò a Giuseppe questo insegnamento relativamente alle scuole del centro città e delle classi maschili. Questo orario era pieno e sostituiva il normale orario di maestro elementare.

Negli anni ’20 e ’30 Giuseppe Denti scelse volontariamente e senza percepire compenso, di insegnare canto corale presso l’Istituto dell’Infanzia abbandonata, una volta alla settimana, rinunciando così al giorno libero. Valendosi della sua capacità di organizzatore, diede vita al Circolo musicale Euterpe per il canto corale a voci virili. Si ricordano i suoi pazienti insegnamenti di pezzi corali che formavano materia di affinamento canoro nelle classi elementari e oggetto di importanti concerti al Teatro Ponchielli, per il quale preparava anche i gruppi corali di voci bianche per varie opere.

Tra i tantissimi suoi allievi (vere e proprie generazioni) si segnala anche la presenza del futuro baritono Aldo Protti che dimostrò sempre, anche da artista affermato in campo internazionale, la riconoscenza a colui che era stato il responsabile della sua scelta artistica.

A Cremona, sempre negli anni ’20 e ’30, dirige il Coro Polifonico Claudio Monteverdi.

Giuseppe Denti e la banda

Giuseppe Denti e la banda

Compone musiche per pianoforte, organo, violino, archi, orchestra e banda, messe, inni religiosi, pastorali e due operette: La Cingeide e La Scalata.

Brillante improvvisatore soprattutto all’organo, svolge per molti anni il ruolo di organista sostituto presso il Duomo di Cremona dove il titolare era il maestro Federico Caudana, che lo volle espressamente al suo fianco.

Suonava regolarmente l’organo nella parrocchiale di S. Giovanni Evangelista di Cingia de’ Botti e l’organo Sgritta della parrocchiale di S. Giovanni Battista di Zone (BS).

La casa di Cremona in via Bonomelli diventa un punto di incontro e di riferimento per tanti musicisti e strumentisti cremonesi. Tra questi si ricordano i violinisti Marco Brasi, Nino Negrotti, Persico, Cleandro Corradi, il violista Bisotti. Con tutti questi, con Gino Nazzari, tecnico di pianoforti e suo accordatore prediletto, con don Dante Caifa, musicista e direttore di coro, i rapporti erano di intensa amicizia e di rispetto reciproco.


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