Lodovico Poschi Meuron

Lodovico Poschi Meuron
a cura del prof. Nicola Laganà
per la presentazione del libro “Storia della Famiglia Poschi Meuron”


Lodovico Poschi Meuron, nato il 12 luglio 1895, dopo aver frequentato l’Accademia Militare di Modena è nominato sottotenente del 14° Cavalleggeri “Alessandria” di stanza a Lucca; parte per il fronte il 16 giugno 1915, pochi giorni dopo l’inizio della guerra contro l’Austria-Ungheria. Sua sorella Emilia, il 27 maggio 1915 è dichiarata idonea come aiuto infermiera della Croce Rossa, che gestiva in S. Nicolao ed in varie frazioni di Lucca ospedali militari.
Lodovico torna dal fronte a Lucca per occuparsi dell’addestramento delle nuove reclute e mentre si esercita cadde da cavallo per un improvviso scarto dell’animale, ferendosi gravemente.

Pochi mesi dopo rischia di nuovo la vita: il 15 novembre 1916 in vicinanza di Nozzano studiando il modo di guadare con soldati e cavalli il fiume Serchio viene travolto dalle acque con il caporale Alfredo Carnevali del Distretto di Roma. I soldati salvano il tenente ma il caporale trascinato dalla corrente, annega.

In occasione della gravissima sconfitta di Caporetto dell’ottobre 1917, a capo di un reparto di mitraglieri, ma è catturato e trasferito prima al campo di concentramento austriaco di Mauthausen, a Celle e poi a Ellwengen nel Baden-Wurttemberg. Nel corso della prigionia subisce interrogatori e torture e patisce la fame come tutti i suoi compagni di sventura.

Lodovico Poschi Meuron, rimasto fedele alle tradizioni di famiglia, nel 1927 – amando la musica – contribuisce alla fondazione della Fanfara di Matraia regalando ben diciannove strumenti: un quartino, sei clarinetti, due trombe, due cornette, due genis, tre tamburini, un bombardino, piatti e una grancassa. Il complesso si esibisce per più di 5 anni, eseguendo soprattutto musica classica ed operistica, spesso alla sua presenza. Nel 1924 è nominato presidente della Deputazione Provinciale di Lucca e nel 1928 gli sono riconosciuti ufficialmente da Vittorio Emanuele III i titoli di marchese di Carniana e Poiano (RE) e quelli di patrizio di Pisa e di nobile di Lucca.

Sposa la nobile fiorentina Paolina Gaspara Maria Pandolfini, nella cui famiglia spiccava la figura di Beatrice Corsini Pandolfini, femminista ante litteram che nel 1904 a Londra convince Costance Smedley, la fondatrice della Liberal Women’s Suffrage Society, ad aprire a Firenze la sede italiana dell’associazione che si batteva perché fosse concesso il diritto di voto alle donne.

Maria Paola Pandolfini fu coraggiosa protagonista di alcuni episodi nella seconda guerra mondiale presso la Villa Sardi o dei Tre Cancelli a Vallebuia (LU) dove si era rifugiata con i figli.
Il 5 settembre del 1944 i soldati americani della 92° divisione Buffalo arrivano finalmente a Lucca, già liberata dai partigiani, ma indugiano alcuni giorni a superare il fiume Serchio, mentre i tedeschi si erano ritirati verso la Linea Gotica. Gli americani però cannoneggiavano da tutte le parti, colpendo soprattutto i civili. Paola Pandolfini riesce a mettersi in contatto con loro e parlando bene l’inglese, si offre di guidarli in modo da superare le difficoltà di un territorio che non conoscevano.
Le dissero subito di sì, un po’ intimoriti dal suo modo di fare fermo e deciso, ma poi le diedero soltanto quattro soldati di colore per andare in avanscoperta lungo la strada di Arsina. “Lei camminava davanti, appoggiandosi al bastone, fiera come un generale. Loro la seguivano con l’elmetto e le armi, ai lati della strada. Ma appena sentivano una cannonata, anche lontanissima, si gettavano nei fossi. Allora lei si voltava, spazientita, e diceva ai poveretti: Come on, come on”. Quando finalmente gli americani gettano un ponte di barche attraverso il Serchio e compaiono all’orizzonte, si sono fatti la reputazione di pessimi combattenti.

Lodovico Poschi Meuron muore improvvisamente il 30 marzo 1946.

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