Luigi Monticone

Biografia di Luigi Monticone
(a cura di Renato Monticone – Ferrere d’Asti)


Luigi Monticone, ultimo di sei fratelli, nasce il 1° agosto 1894 a Ferrere d’Asti.

Nel 1901, in tenera età, rimane orfano di madre ed è accudito dalle sorelle Concessa e Candida. Frequenta le elementari a Ferrere poi al convitto Salesiani di Giaveno. Si diploma geometra a Torino.

Nel 1914 si arruola volontario; assegnato al 1° Rgt Artiglieria da montagna, frequenta il Corso Ufficiali.

Nel 1915, prima dell’entrata in guerra dell’Italia, è inviato alla frontiera orientale col grado di sottotenente, sulla sponda orientale del fiume Judrio, al confine tra Italia e Austria Ungheria, col compito di intelligence in vista dell’imminente conflitto. Allo scoppio della guerra, 24 maggio 1915, è al fronte con il grado di Tenente; dapprima a Cividale aiutante maggiore al Comando Gruppo Mondovì Artiglieria da montagna. Comandante di una batteria di obici, partecipa alle molteplici battaglie dell’Isonzo. È promosso Capitano nel giugno 1917; Nell’ottobre del 1917 si trova con la sua batteria in vetta al monte Vodice, non lontano da Caporetto. Quando gli austriaci, ma per precisione i Prussiani, dopo un breve ma intensissimo bombardamento delle postazioni italiane, dilagarono nella pianura friulana, gl’italiani sui monti furono tagliati fuori. Senza ordini né informazioni, senza rifornimenti, munizioni e viveri, dovettero arrendersi. Il 29 ottobre il capitano Luigi Monticone fu fatto prigioniero dal giovane ufficiale prussiano Rommel che accordò all’Herr Hauptmann Monticone l’onore delle armi. Internato nel campo di Celle, fu rimpatriato il 30 dicembre 1918. Non venne subito congedato, tant’è che all’epoca della spedizione di D’Annunzio a Fiume, nel 1919, si trovava in zona di contesa.

Congedato, ma ben impressionato dai luoghi e dalle persone della Venezia Giulia, si stabilisce a Mossa e nel 1928 sposa Valeria Collenz a Gorizia, dove risiederà e svolgerà l’attività di Assicuratore. Nel 1931 nasce il figlio Franco e nel 1935 Silva.

Poco prima del secondo conflitto mondiale è chiamato a Nettuno alla scuola militare e ne esce col grado di Maggiore.

Nel 1940, allo scoppio della guerra, viene richiamato con il grado di Tenente Colonnello nel 3° Reggimento di Artiglieria Alpina della Divisione Julia, di stanza a Gorizia. Nel 1941 si imbarca a Bari, con il Reggimento, e sbarca a Valona in Albania e partecipa alla guerra contro la Grecia. Finita la campagna di Grecia, ritorna alla caserma di Gorizia, dove evita all’ultimo momento di essere inviato in Russia.

A Gorizia lo sorprende l’ 8 settembre 1943. Nel caos, per mancanza di qualunque ordine superiore si “dimette” dall’esercito, non prima di aver aiutato i suoi soldati a sfuggire sia ai tedeschi che ai partigiani slavi e rientrare nelle loro case.

Per aver meno preoccupazioni fa evacuare moglie e figli, prima a Sant’Andrea del Judrio, poi a Medeuzza.

Durante l’occupazione tedesca, pur da civile, riceve l’incarico di Vice Comandante dell’UMPA (Unione Nazionale Protezione Antiaerea) a Gorizia, col compito di segnalare incursioni aeree nemiche, costruire e mantenere efficienti i rifugi antiaerei e sgomberare macerie dopo i bombardamenti, ecc.

Il 29 aprile 1945 i tedeschi lasciano Gorizia che per due giorni è terra di nessuno. Vi transitano, con le famiglie sui carri, i serbi del generale Mihajlovic, alleati dei tedeschi, che si muovono verso ovest per consegnarsi agli anglo-americani.

Un malinteso (i serbi incrociano un’auto dei pompieri che a sirene spiegate correva a spegnere un incendio, e spaventati sparano uccidendo i pompieri), provoca una battaglia fra gli stessi serbi e alcuni goriziani che si erano improvvisati Guardia Civica, con morti da entrambe le parti.

La casa di Luigi Monticone, che si trovava sul percorso dei serbi, viene colpita da 48 fucilate, di cui alcune entrano in casa sfiorando i presenti.

Il 1 maggio 1945 i partigiani slavi entrano in Gorizia, e nella stessa notte prendono circa 2000 goriziani, alcuni compromessi con il passato regime ma molti colpevoli solo di essere italiani e li uccidono gettandoli nelle foibe.

La notizia sconvolge la città, e Luigi Monticone ritiene opportuno nascondersi nei giardini dietro casa nel timore di ulteriori sequestri persone.

Infatti, il giorno successivo alla moglie Valeria si presentano un Commissario politico slavo, accompagnato da un partigiano slavo armato, a chiedere notizie del congiunto. La moglie spaventatissima, risponde che non c’è, e loro dicono che vogliono la divisa militare del marito. Gli slavi prendono tutto e se ne vanno. Due giorni dopo il Commissario politico si ripresenta, stavolta con un pacco di burro (rarissimo a quei tempi) e dice: “Questo è per compensarvi di quanto vi abbiamo preso. Dite al signor Monticone che può stare tranquillo; abbiamo preso informazioni e risulta una brava persona.”

Luigi Monticone, non fidandosi, rimane alla macchia ancora alcuni giorni, fino a quando gli americani prendono il controllo della città, confinando i partigiani slavi in un recinto fortificato dove vi restano alcuni mesi prima di andarsene definitivamente.

Luigi Monticone continua la sua lunga attività di assicuratore fino 1974.

Il 17 dicembre 1975, colpito da trombosi cerebrale, muore il 21 gennaio 1976. È sepolto nel cimitero di Gorizia.

Dal giornale Il Piccolo di Gorizia

Cordoglio per la morte di «papà Monticone»

Si sono svolte ieri le esequie del compianto geometra Luigi Monticone, spentosi in tarda età dopo una vita dedicata al lavoro. Il geom. Monticone, di origine piemontese, dopo aver preso parte in qualità di capitano d’artiglieria alpina alla prima guerra mondiale, si stabilì a Gorizia dove si creò una famiglia e dove, in cinquant’anni di attività nel campo assicurativo, si accattivò vasta simpatia e considerazione. Ma Luigi Monticone era altresì noto e stimato fra gli artiglieri alpini della Julia che ricordano in lui il primo comandante del gruppo di artiglieria «Valle Isonzo» in guerra, l’uomo che con capacità, buon senso e dirittura morale, portò i suoi artiglieri al battesimo del fuoco in Albania, meritandosi l’appellativo di «papà Monticone».

Schivo di onori e di altre esteriorità, egli è morto semplicemente come è vissuto. I suoi estimatori, primi fra questi i suoi soldati, ai quali aveva dedicato tante cure e affetto in momenti particolarmente difficili, lo ricordano con vivo rimpianto.

Dal giornale “Il Piccolo” di Gorizia, dell’11 febbraio 2006

A 105 anni si è spenta Valeria Collenz Monticone. Apparteneva ad una delle famiglie storiche e più conosciute che ha contrassegnato la vita della nostra città.

Nativa di Gorizia aveva sposato il colonnello Luigi Monticone, ufficiale del terzo reggimento di artiglieria alpina della Julia, stimato dai suoi soldati tanto da essere chiamato «Papà colonnello». La signora Valeria gli è stata sempre accanto. Chi l’ha conosciuta la ricorda come «una figura raggiante piena di fascino, che sapeva effondere calore e tenerezza nel segno di una idealità di valori che ha vissuto con profonda convinzione e genuina purezza di intenzioni e di pensieri».

Gorizia, 17 ottobre 1970 (da una lettera inviata dallo zio Luigino al nipote Renato Monticone)

…Alla mia … tenera età, con la mia modesta esperienza, posso dirti che, ad eccezione dell’intima e bella soddisfazione derivante dal dovere compiuto e da una vita senza sbandamenti, non vi è altro di buono. Tutto è effimero, in questo mondo! Direi che anche il vero divertimento è possibile solo con una vita come ora ho detto. Se hai l’animo tranquillo e la salute ti puoi divertire anche con il solo stare alla finestra a guardare la gente che passa; ma se non hai la coscienza a posto non trovi distensione da nessuna parte. (…) Sono contento che il lavoro ti piace … Quando un lavoro lo si fa volentieri e con passione, si riesce sempre bene. (…) Un affettuoso abbraccio per te. Aff. Zii Gino e Vallj

Monticone Luigi, ca. 1940

Monticone Luigi, ca. 1940

Monticone Luigi, ca. 1965, con una delle due nipotine

Monticone Luigi, ca. 1965, con una delle due nipotine

Monticone Luigi ca 1970/75

Monticone Luigi ca 1970/75

 

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